Premessa
La fotografia non è più, o forse non lo è mai stata, solo un mezzo documentativo della realtà che ci circonda, ma è uno strumento creativo a pieno titolo come lo sono la pittura, la letteratura, la musica e le arti in genere. E il “diaframma” che la divide dal mondo dell’arte è davvero sottile. Questo progetto è la visualizzazione, attraverso il mezzo fotografico, di alcune coincidenze:
- un racconto di Italo Calvino immagazzinato tra i ricordi
- una giornata passata a Padova e la bottega di un antiquario
della città in cui lavorò Galileo Galilei
- un testo del 1878 "Elementi di astronomia"
- una frase di Niccolò Ugo Foscolo da "I sepolcri"
- il 2009, "Anno Internazionale dell’Astronomia"
- il mezzo fotografico.
Nei testi di Calvino il suo grande interesse per le scoperte scientifiche che riguardano la struttura del Mondo e il destino dell’Universo si combina con l’evasione fantastica in opere straordinarie
come appunto "Le cosmicomiche": un libro unico, in cui l’accostamento tra rigorose teorie scientifiche ed eventi della vita quotidiana fa scaturire momenti di irresistibile comicità.
Ma soprattutto ci fa "andare oltre", ci fa capire che la scienza può essere, dalle Arti, interpretata aprendo la strada all'immaginazione che probabilmente è infinita come l'Universo stesso.
E sempre dall'interpretazione letteraria proviene la frase che unisce, lega le immagini e le pagine a stampa tipografica di questi dittici: come scrisse Foscolo ne "I sepolcri" Galilei a Padova, anche per mezzo delle straordinarie ottiche di produzione veneziana, "vide":
[...] e di chi vide
Sotto l’etèreo
padiglion rotarsi
Piú mondi,
e il Sole
irradïarli immoto [...]
Anche questo progetto vuole "farvi vedere" attraverso delle ottiche, fotografiche, una nuova serie di Galassie, di nubi, di gas, di stelle e pulviscoli spaziali, tutti racchiusi "in un punto", un piccolo spazio padovano ricco di frammenti antichi pronti ad espandersi in un differente e simbolico Big-Bang... ma occorre immaginazione.
Ma occorre immaginazione...
Quando la letteratura entra nella fotografia
quando la poesia entra nella scienza
quando i luoghi entrano nei ricordi
quando la scienza si incastra con la letteratura
quando la curiosità passa nella genialità
allora si vede al di là, si vede oltre.
Oltre gli stereotipi, oltre la superficie, oltre ciò che si offre agli occhi di tutti,
Un punto. Tale è la Terra se rapportata all’universo.
Un punto. Tale è l’uomo se rapportato alla Terra.
E stiamo tutti lì. Però a volte ci dimentichiamo che siamo solo punti posti uno accanto all’altro, e allora stiamo a guardare quanto spazio ci porta via il vicino, quanta aria ci ruba il nuovo venuto. L’invito è a superare le barriere, tutte le barriere, i confini, quella mentalità “ristretta, meschina”, come la definisce Calvino, che avevamo allora, quando “stavamo tutti in un punto”. Sempre nelle Cosmicosmiche, lo scrittore ci invita a considerare i segni – i confini - solo come tali: i segni sono solo delle strisce appoggiate sullo spazio, non agiscono sullo spazio stesso. Addirittura passato e futuro si confondono perché «ciò che poteva esserci stato prima, dato che non si poteva ricordare, apparteneva allo stesso mondo immaginario del futuro, e col futuro si confondeva» (I. Calvino, La forma dello spazio).
Non è possibile incasellare l’universo in un prima e un dopo, in una somma di spazi definiti, così come non è possibile incasellare l’arte entro rigidi schemi. Scienza, fotografia, pittura, scultura, letteratura sono tutti punti del medesimo universo: l’uomo che, raffigurando ciò che gli sta intorno, cerca di esprimere se stesso, la propria interiorità.
Ogni passo è un invito a superare i confini del proprio io, a cercare quel “di più” che c’è in ognuno di noi, spinti dalla curiositas: il desiderio di conoscenza che alberga in ogni uomo. Che non è la curiosità pruriginosa per i fatti privati delle persone, ma è ciò che permette di entrare in un negozio di antiquariato, accorgersi che le forme degli oggetti esposti possono rimandare ad altre forme, ad altri punti. È ciò che ci fa fermare a guardare i loro contorni fino a far riemergere dai propri ricordi un racconto sull’origine del cosmo, arrivando così all’astronomia e sfiorando, con un brivido impercettibile, i Sepolcri di Foscolo, una rapida pennellata sulla durata della nostra esistenza: un respiro, di fronte al permanere dell’universo.
Dall’astronomia alla condizione dell’uomo: tutto nello stesso luogo. Tutti in un punto. Appunto.
Ma occorre immaginazione...
Nicoletta Lattuada