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Progetto fotografico liberamente ispirato al racconto di Italo Calvino Tutto in un punto dal volume Le Cosmicomiche, Einaudi, I edizione 1965.

Tredici stampe ai pigmenti su carta cotone, pagine originali dal volume Elementi di astronomia, inchiostro, passepartout museo, cm 50 x 40 x 3 cm, tiratura in copia unica. Un esemplare in stampa su carta prismatica oro, plexiglass, legni antichi e pagine di libri antichi, 80 x 60 x 9 cm.

Realizzato in occasione dell'Anno internazionale dell'astronomia

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Ma occorre immaginazione
di Nicoletta Lattuada, scrittrice

Quando la letteratura entra nella fotografia
quando la poesia entra nella scienza
quando i luoghi entrano nei ricordi
quando la scienza si incastra con la letteratura
quando la curiosità passa nella genialità
allora si vede al di là, si vede oltre.
Oltre gli stereotipi, oltre la superficie, oltre ciò che si offre agli occhi di tutti.

Un punto. Tale è la Terra se rapportata all’universo.
Un punto. Tale è l’uomo se rapportato alla Terra.
E stiamo tutti lì. Però a volte ci dimentichiamo che siamo solo punti posti uno accanto all’altro, e allora stiamo a guardare quanto spazio ci porta via il vicino, quanta aria ci ruba il nuovo venuto. L’invito è a superare le barriere, tutte le barriere, i confini, quella mentalità “ristretta, meschina”, come la definisce Calvino, che avevamo allora, quando “stavamo tutti in un punto”. Sempre nelle Cosmicosmiche, lo scrittore ci invita a considerare i segni – i confini - solo come tali: i segni sono solo delle strisce appoggiate sullo spazio, non agiscono sullo spazio stesso. Addirittura passato e futuro si confondono perché «ciò che poteva esserci stato prima, dato che non si poteva ricordare, apparteneva allo stesso mondo immaginario del futuro, e col futuro si confondeva» (I. Calvino, La forma dello spazio).
Non è possibile incasellare l’universo in un prima e un dopo, in una somma di spazi definiti, così come non è possibile incasellare l’arte entro rigidi schemi. Scienza, fotografia, pittura, scultura, letteratura sono tutti punti del medesimo universo: l’uomo che, raffigurando ciò che gli sta intorno, cerca di esprimere se stesso, la propria interiorità.
Ogni passo è un invito a superare i confini del proprio io, a cercare quel “di più” che c’è in ognuno di noi, spinti dalla curiositas: il desiderio di conoscenza che alberga in ogni uomo. Che non è la curiosità pruriginosa per i fatti privati delle persone, ma è ciò che permette di entrare in un negozio di antiquariato, accorgersi che le forme degli oggetti esposti possono rimandare ad altre forme, ad altri punti. È ciò che ci fa fermare a guardare i loro contorni fino a far riemergere dai propri ricordi un racconto sull’origine del cosmo, arrivando così all’astronomia e sfiorando, con un brivido impercettibile, i Sepolcri di Foscolo, una rapida pennellata sulla durata della nostra esistenza: un respiro, di fronte al permanere dell’universo.
Dall’astronomia alla condizione dell’uomo: tutto nello stesso luogo. Tutti in un punto. Appunto.
Ma occorre immaginazione...

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