"Il teatrino dei pupazzi viventi"

“Oggi ragazzi si va a piedi...” disse Nicolò ancora sdraiato nel suo letto al risveglio.

“A pieeedi? L’Austria è grande... e come facciamo con tutti i bagagli che dobbiamo portarci dietro?” disse Franco come se stesse vivendo ancora un incubo notturno.

“Ma no, andiamo a piedi in giro per la città, ti sei già dimenticato che siamo a Graz?”

“A già... ma sai, cambiamo posto quasi ogni giorno, quando mi alzo al mattino non riesco a ricordarmi subito dove siamo.... auuuuuhm.... è pronta la colazione?”

Lorenzo e Nicolò, come al solito, furono i primi ad alzarsi. Franco, pigramente, cercava ogni scusa per non farlo. Alla fine Nicolò riuscì a convincerlo promettendogli una cioccolata con panna in uno dei piccoli bar del centro.

Nelle vie di Graz la gente camminava senza fretta, guardando le vetrine. Le auto si fermavano educatamente ad ogni passaggio pedonale per far attraversare i pedoni.

I tre amici, dopo la colazione, gironzolavano senza meta, guardandosi attorno per trovare qualcosa di curioso, quando una musica allegra e baldanzosa si diffuse nell’aria mattutina. (zumpa-zumpa tarirarà tromba zumpa-zumpa)

“Sentite? C’è una banda...” disse Nicolò.

“Il suono arriva da lontano, dove saranno?” si chiese Franco.

“Facciamoci guidare dalla musica: di qua, venite...” propose Lorenzo.

Man mano che andavano avanti la musica aumentava di volume fino a quando, arrivando in una grande piazza, videro una piccola orchestrina di strada che intratteneva allegramente i passanti. (zumpa-zumpa tarirarà tromba zumpa-zumpa)

Terminato di suonare un uomo passò e raccogliere qualche soldino dal pubblico e distribuì un foglietto con il programma degli spettacoli musicali e teatrali della città.

Franco prese il foglietto e lo lesse velocemente: “Guardate qua, ragazzi, c’è anche un Teatrino dei Pupazzi Viventi, prossimo spettacolo domani, alle 15.00... è qui vicino... perché non ci andiamo subito?”

“Perché lo spettacolo è domani, cosa ci andiamo a fare adesso?” rispose Nicolò.

“Per curiosare dappertutto come facciamo noi, è meglio che non ci sia gente intorno... e poi, ti ricordo che agli Gnomi piacciono molto i pupazzi animati”

“Va bene... andiamo a vedere questo teatro...”

Mentre la banda ricominciava a suonare e la gente applaudiva felice, Franco, Nicolò e Lorenzo si incamminarono nei vicoli della città, diretti verso il Teatro dei Pupazzi Viventi.

“Lorenzo, ce l’hai la piantina di Graz?”

“Eccola qua, dobbiamo andare giù per questo vicoletto e poi siamo quasi arrivati...”

Scesero per una stretta stradina, passarono sotto ad un piccolo passaggio oscuro e quando sbucarono dall’altra parte...

“Cos’è quello?!”

“E’ una bestiaccia...!”

“Non avvicinatevi!”

“Ma dobbiamo passare proprio da questa parte?”

“Per forza...” rispose Lorenzo con la piantina della città in mano “il Teatrino che vogliamo visitare è in fondo a questo vicolo...”

“Ma non è niente, andiamo avanti...” disse Franco.

“Guarda che denti e che occhiacci cattivi...”

Una specie di strano dinosauro era proprio davanti al loro con le fauci spalancate e gli occhi minacciosi. Si trattava solo di una scultura ma metteva paura, soprattutto a trovarsela di fronte all’improvviso.

Appena i tre Cercagnomi si fecero coraggio e decisero di passare oltre la strana creatura si udì un grugnito lontano.

“Avete sentito anche voi?” chiese Lorenzo.

“Era un tuono, niente di più, avanti proseguiamo...” minimizzava Franco.

“Ma che tuono.. se c’è il cielo sereno come fa a tuonare?”

“Mai sentito parlare di un tuono a ciel sereno? Ecco tutto, andiamo avanti...”

Lorenzo non era proprio convinto, anche perché altri spaventosi grugniti seguirono al primo. Per fortuna riuscirono a passare rapidamente arrivando fin davanti all’ingresso del Teatrino dei Pupazzi Viventi.

“Sembrerebbe chiuso...” disse Franco.

“Eh pazienza, te l’ho detto: non ci sono spettacoli oggi, torneremo un’altra volta...” disse subito Lorenzo.

“Un attimo, un attimo, i cercatori di Gnomi come noi non si arrendono così facilmente... in teoria il teatro dovrebbe essere chiuso, ma questo non vuol dire che sia chiuso davvero...”

E nello stesso istante, Franco, provando a spingere la porta d’entrata la aprì... “visto?” ed entrò.

“Io non capisco” borbottò tra sé e sé Lorenzo “se è chiuso è chiuso, perché mai dovremmo aprirlo per forza?”

“Dai Lorenzo andiamo, i Pupazzi Viventi ci aspettano...” gli disse Nicolò dandogli una pacca sulla spalla.

“Ah, sì, andiamo bene...”

All’interno del teatro tutte le luci erano spente: qua e là lunghe ombre pendevano dal soffitto. Quando i tre ragazzi furono entrati il cancello si richiuse da solo sbattendo forte.

“Ecco, adesso sia-siamo in tra-trappola...”

“Ssssh, stai tranquillo Lorenzo, non è ancora successo niente...” disse Franco.

“A-appunto... mi-mi sa... che il pe-peggio deve ancora arrivare...”

Mentre i ragazzi si muovevano in silenzio, spalancando gli occhi per cercare di vedere qualcosa, si udirono alcuni strani versi: “Greeeeek-greek...”

“Hu, hu, huaaa...”

“Sibidipà...”

“Mi ve-vengono i bri-brividi...”

“Non lasciatevi impaurire, lo sapete che gli Gnomi si divertono a metterci continuamente alla prova... dunque, cerchiamo di farci valere e soprattutto cerchiamo di vederci chiaro... Nicolò prendi la tua torcia e accendila...”

“Eccola qui...”

Appena Nicolò accese la torcia le vocine misteriose smisero di parlare e subito ai tre ragazzi apparvero tantissimi pupazzi, maschere e bambole di legno e cartapesta appese e sparse dappertutto.

“Guardate quelle due...”

“Che brutte facce!”

“Sono così strani questi pupazzi... sembrano... vivi!”

A poco a poco, mentre Nicolò li illuminava con la torcia i pupazzi e i bambolotti incominciarono a muoversi: alcuni facevano andare su e giù le gambe, altri muovevano le braccia, altri ancora sembrava che ballassero... poi, all’improvviso incominciarono tutti a cantare, tutti insieme, come in un coro dalle voci più strampalate: “Ehi voi, stranieri, noi siam pupazzi veri, sappiamo anche ballare, cantare e camminare, ehi voi stranieri, studenti e bersaglieri, cantate la canzone, cantate insieme a noi... siam bamboline matte, il nostro cuore batte, siamo pupazzi strani, battiamoci le mani, siamo noi, siamo noi, siamo qui per voi, maschere belle, risate a crepapelle... ah, ah, ah, ah, ah... ah, ah, ah, ah, ah...”

I tre Cercagnomi erano senza parole, ma ormai non avevano più paura, lo spettacolo che i pupazzi, le maschere e le bambole avevano organizzato per loro era bellissimo. Rimasero lì ad aspettare che la canzoncina finisse, come ipnotizzati, poi fecero un grande applauso.

“Grazie, bravi... grazie per lo spettacolo...” diceva Franco “che onore, ragazzi, uno spettacolo solo per noi... chi l’avrebbe mai immaginato...”

“Sono stati gli Gnomi, scommetto che sono nascosti qui da qualche parte...”

“E’ molto probabile, magari erano loro stessi che muovevano i pupazzi... eh,eh,eh... che simpatici...”

“Dai facciamo un giro nelle altre sale del teatro, vediamo se i nostri amici Gnomi ci riservano qualche altra sorpresina...”

Franco, Lorenzo e Nicolò, dal retro del teatro passarono attraverso il palco e raggiunsero la platea deserta dove di solito si siede a gente. Le file di posti del piccolo teatrino erano 21, indicate ognuna con una lettera dell’alfabeto, dalla A alla Z, e su ogni posto c’era una targhetta con dei numeri che andavano anch’essi dall’1 al 21. Passando tra le file e arrivato all’altezza della fila segnata con la lettera L, Nicolò si accorse che su una delle poltrone c’era un pacchettino avvolto nella carta da giornale. Franco, Lorenzo, venite a vedere... c’è un pacchetto... apriamolo, dai...!” Aprendo il pacchetto trovarono una favola che si intitolava ‘Il ragazzo che la sapeva lunga’ insieme a delle maschere da scimmia che subito indossarono improvvisando anche loro un piccolo spettacolino che qualcuno, da dietro le tende del sipario, applaudì...