"Gli gnomi di legno"

Prima di partire Franco, Nicolò e Lorenzo si erano organizzati alla perfezione; che voleva dire portarsi dietro davvero tanta roba. Tra le altre cose avevano una tenda, i fornelletti da campeggio, i sacchi a pelo e poi zaini, maglioni, impermeabili, bussole, cartine, macchine fotografiche tridimensionali, un registratore, una torcia elettrica, tre fischietti per non perdersi nei boschi e perfino un salvagente, perché Lorenzo non sapeva nuotare ed era preoccupato per gli attraversamenti dei fiumi!!

Per fortuna sulla loro comoda automobile c’era posto per tutto. I tre amici, infatti, avevano tutto il necessario per affrontare una lunga e movimentata avventura.

Partendo da Monza, consultando la mappa che avevano ricevuto dagli Gnomi, si resero conto che i chilometri da percorrere erano molti; e molti di più sarebbero diventati, con le imprevedibili deviazioni che avrebbero dovuto fare, nel tentativo di seguire qualche traccia misteriosa lasciata dagli Gnomi burloni.

Il primo tratto del viaggio fu abbastanza noioso: si svolse tutto in autostrada. Comunque già dall’inizio avevano deciso di darsi il cambio alla guida; in quella tappa, da Monza al confine austriaco di Arnbach vicino a S.Candido, guidava Nicolò, Lorenzo tracciava righe in rosso sulla cartina e Franco dormiva nel sedile posteriore. Su per giù a Bolzano accadde il primo fatto sorprendente. Dopo aver fatto il pieno erano ripartiti dall’area di servizio in direzione nord.

Franco, risvegliatosi, disse: "Ragazzi accendete un po’ la radio che sentiamo se c’è qualche allegra musichetta tirolese"

Lorenzo accese subito l’autoradio e la sintonizzò su un canale ben udibile. Di lì a poco però le onde si persero tra le montagne e la radio iniziò a gracchiare come un cornacchia.

Allora Franco disse a Lorenzo: "Apri il portaoggetti lì davanti: dovrebbe esserci una cassetta bella da ascoltare, metti quella..."

Aprendo il cassettino Lorenzo trovò la cassetta di Franco avvolta nella carta: era un foglio di quaderno con delle parole scritte a mano a penna blu.

“Franco, sono tuoi questi appunti? Ti interessano o posso buttarli?” disse Lorenzo.

Allora Franco rivolgendosi ancora a Lorenzo: "Prova un attimo a leggere..."

E Lorenzo ad alta voce "...La campana di... Bolzano... C’era una volta un re... che non era come me e neanche come te..."

"Ma, ragazzi... ha tutta l’aria di essere una favola... ma non è una delle mie... non la conosco nemmeno, eppure ne ho lette tantissime... e se fosse un’indicazione?... una traccia, ma sì, adesso ho capito, forse è un’altra favola degli Gnomi!! Ci hanno fatto trovare la seconda favola della nostra raccolta, questi Gnomi ne sanno e ne fanno una più del diavolo..."

Dopo averla letta completamente decisero di mettere al sicuro quella che era la loro seconda favola, nell'archivio che avevano appositamente preparato. E il viaggio proseguì verso l'obiettivo programmato del giorno, che era la città di Linz.

Entrando in città ebbero il loro primo vero attacco di nostalgia per la patria: era l’ora di pranzo e sognavano un bel piatto di fumanti spaghetti al ragù. Se ne dimenticarono rapidamente alla vista di una pasticceria con tanti dolci austriaci molto invitanti. Entrarono e si servirono di torte alla panna e mirtilli, torte ai lamponi, la famosa Sachertorte al cioccolato e altre delizie. Riempito lo stomaco chiesero alla ragazza della pasticceria se in quella cittadina c'erano musei, chiese antiche, biblioteche, castelli o luoghi particolari che facessero parte di qualche leggenda legata agli Gnomi.

La ragazza allora, con fare misterioso, li portò nel retro della pasticceria e poi in un cortile dove lavorava un vecchio falegname.

"Chiedete a lui, è mio nonno, è uno degli uomini più anziani della città..." disse la ragazza tornando verso il negozio per servire altri clienti.

Il vecchio stava lavorando a mano una bellissima sedia e quando vide i ragazzi li precedette chiedendo loro perché erano venuti in Austria, dove stavano andando e cosa stavano cercando.

Franco allora gli spiegò la loro storia e questa volta gli chiese lui: "Lei non saprebbe indicarci qualche posto dove gli Gnomi potrebbero essere passati? O qualcuno che potrebbe averli visti?"

Lo sguardo del vecchio si illuminò. Si alzò dal suo seggiolino e fece cenno di seguirlo.

Entrò all'interno della sua bottega, aprì un'altra porta e facendo segno ai tre ragazzi di entrare disse solo: "Ecco... guardate..."

Entrati in quella stanza, davanti ai loro occhi c'erano cose meravigliose: sculture in legno di ogni forma e grandezza, opere d'arte frutto di anni e anni di lavoro. Girarono per tutta la stanza ed esaminarono attentamente quei capolavori. Scoprirono subito che molti di essi raffiguravano buffi faccioni sorridenti, con degli strani cappelli a punta. Erano le raffigurazioni degli Gnomi.

Franco corse fuori e disse al vecchio: "Lei li ha visti, vero?!!!"

Il vecchio allargò le braccia e scosse la testa.

"Ma allora come ha fatto a scolpire le loro facce?"

La domanda rimase senza risposta. Il vecchio sparì verso una rampa di ripidi scalini scuotendo la testa.

"Franco vieni..." gridò intanto Nicolò da dentro la stanza "...guarda questo..." E indicò un pezzo di legno grezzo, l'unico ancora non terminato, sul quale tra figure di rami, di foglie e fiori era scolpita una lettera con caratteri antichi. Era la lettera 'C’. Mentre le altre opere erano appese ai muri, questo pezzo, stranamente, era su un piedistallo vicino alla finestra, con gli scalpelli da lavoro appoggiati di fianco, come se qualcuno avesse appena finito di lavorarci.

Uscirono in rispettoso silenzio quasi spaventati dalle immagini appena viste. Per un attimo avevano sperato di aver trovato una traccia importante che li avrebbe portati fino agli Gnomi, ma evidentemente il cammino era ancora lungo e poi il loro viaggio era appena iniziato!

Tornarono pensierosi verso la macchina. Era tardi ed entro sera dovevano raggiungere il piccolo paese di Matrei. Con una cartina studiarono attentamente il percorso: la vecchia mappa che avevano avuto dagli Gnomi, infatti, indicava i nomi dei posti da raggiungere ma non le strade per farlo. Questo perché gli Gnomi viaggiavano attraverso i boschi e i prati e forse, in quel modo, facevano anche più in fretta di Franco, Lorenzo e Nicolò, costretti a fare i conti con il traffico del mondo moderno. Stavolta guidava Lorenzo: tutti e tre erano impazienti di vedere da vicino la loro prossima avventura.