"Il piccolo Gnomo Schatzi"

Nella brughiera poco distante da Seefeld abitava da tempo un piccolo gnomo. In quella porzione di bosco, dove la natura era ancora sovrana, gli animali vivevano in armonia, tanto che anche la lepre, quando incontrava la volpe, invece che fuggire le diceva: “Buonasera!”

Quando arrivava l’estate, il piccolo gnomo trasportava i suoi tesori fuori dal tronco scavato nel quale viveva e li spargeva sul morbido guanciale di muschio. Ed era così contento di vedere tutti i suoi ori, gli argenti e gli anelli di zaffiri brillare luminosi e colorati nel sole che, dopo averli sparpagliati ben bene gridava: "Yippie... Yippie... Yippiieee!" ed esultando saltellava qua e là con i suoi piccoli piedini da paperella.

A parte questo il piccolo gnomo faceva una vita riservata e solitaria.

Lì vicino, ad esempio, viveva una coppia di passerotti con i quali non scambiava neanche una parola: erano troppo inquieti e nervosi per i suoi gusti. Non gli andava a genio neanche il ramarro con quel suo modo di fare un po’ strisciante. Anche i topi ballerini non erano suoi amici perché litigavano sempre e squittivano forte specialmente dopo il tramonto.

Era invece molto amico del corvo, vedovo da 70 anni e dell’anziana zanzara; due tipi giudiziosi e discreti, graditi al piccolo gnomo, soprattutto perché non perdevano tempo a parlare sempre e sempre d’amore, come facevano tutti gli altri abitanti della brughiera.

Ecco, al piccolo gnomo non faceva piacere sentir parlare di coppiette, fidanzamenti e matrimoni. Duemila anni prima, infatti, si era molto innamorato di una graziosa spiritella prataiola. Il piccolo gnomo le aveva fatto la corte per 150 anni offrendole fiori, perle e pietre preziose; per lei aveva anche cantato canzoni e suonato la fisarmonica.

Ma quando le chiese di sposarlo lei non lo prese sul serio: " Mi vuoi sposare? Hi-hi-hi... ma tu per cercarti una moglie dovresti andare tra le papere dello stagno, che hanno quei piedini quacqueri come i tuoi..."

Non giel’avesse mai detto: piedini quacqueri come i suoi? Ma come si permetteva? E fu rottura. Dopo quell'episodio il piccolo gnomo sconsolato si era rifugiato nella taverna del salice piangente, una specie di ritrovo dove una compagnia musicale di coleotteri, cicale, coccinelle e maggiolini si esibiva per tutti gli altri animali del bosco.

"Siaaaa... mo arzilli ma non siamo grilli... siamo una band che è già molto trend..." Per quattro settimane, tutte le sere, il piccolo gnomo era tornato in quel bar improvvisato ad ubriacarsi di nettare di tiglio servito da giovani api, gentili e carine. Poi tutta quella confusione lo stufò e si rinchiuse in una profonda solitudine.

Anche se tutto questo era successo tanto e tanto tempo prima, tutte le volte che a primavera sentiva parlare d’amore il piccolo gnomo si arrabbiava e poi si sdraiava, ingrugnito e scuro in volto, nel prato davanti alla sua dimora. E guardando verso il cielo azzurro cercava di non pensarci più.

Quando arrivava il freddo inverno il piccolo gnomo aveva l'abitudine di trasferirsi in un paese lì vicino, e precisamente nella casa di un vecchio taglialegna. Senza farsi vedere si sitemava nella legnaia vicino al caminetto e trascorreva in silenzio, al calduccio, le lunghe serate invernali. Anche il taglialegna era taciturno: per lo più leggeva, o si dondolava sulla sedia fumando la pipa. Il taglialegna che, senza saperlo, ogni inverno ospitava il piccolo gnomo, aveva una figlia molto bella, Dania, fidanzata con un ragazzo povero che faceva il servitore. I due giovani avrebbero voluto sposarsi da tempo e vivere insieme, ma non avevano né casa, né soldi e poi il padre di Dania non vedeva di buon occhio la loro unione; per sua figlia avrebbe infatti desiderato un fidanzato più ricco e con un lavoro importante.

Un giorno Dania stava pulendo il caminetto quando trovò delle impronte tra la fuliggine, erano come delle orme, sembravano i segni lasciati dalle zampette palmate delle papere.

Chiese a suo padre: “Hai visto queste tracce vicino al camino?

Saranno i topolini del legno?”

“Io non ne ho visti...” rispose il vecchio taglialegna senza neanche distogliere lo sguardo dal giornale che stava leggendo.

“Strano, sembrano i segni delle zampe delle anatre, ma sono molto più piccoli...” disse la ragazza osservando meglio.

La sera dopo, rimettendo ordine tra la legna, Dania svelò il piccolo mistero delle orme: in un cantuccio sotto la legna vide lo gnomino. La guardava terrorizzato con i suoi piccoli occhietti da scoiattolo, temeva forse che la ragazza potesse urlare richiamando l’attenzione di qualcuno e che lo potessero catturare o peggio ancora cacciare fuori di casa tra la neve e il gelo... ma Dania era una ragazza di buon cuore, e senza dire una parola andò in cucina e tornò con un po’ di latte e miele dicendo: “Ecco piccolino questo é per te... buonanotte...”

Nei giorni a seguire, prima di andare a dormire Dania portava sempre un piattino di cibo allo gnomo: le briciole più grosse delle torte erano per lui e ogni tanto anche qualche noce. E al mattino il piattino era vuoto.

Natale si avvicinava velocemente, ma quell’anno non c’era aria di festa in casa del vecchio taglialegna. Dania era triste perché non poteva ancora sposare il suo Hans. Il padre per di più cercava continuamente di convincela a sposare un ricco commerciante del paese, ormai quarantenne, cicciotto e peloso come un cinghiale. La sera della vigilia di Natale, quando Dania, come sempre, portò da mangiare allo gnomo, udì un filo di voce, una specie di bisbiglio sottile che proveniva da sotto la legna. Era lo gnomo a parlare ma lei non riusciva a capire e tanto meno lo vedeva. Spostò alcuni pezzi di legno finché lo trovò che agitava il suo cappello rosso per farsi notare. Allora la ragazza avvicinò l’orecchio per sentire meglio: “Perché non si fa festa quest’anno nella tua casa?” chiese lo gnomo.

“Vedi, amico mio” rispose la ragazza “sono infelice perché Hans, il mio fidanzato, non è qui con me... lui è povero e sfortunato, lavora molto e guadagna poco, e così non possiamo neanche sposarci...”

Il piccolo gnomo la guardava con compassione e nello stesso tempo pensava a tutto quello che Dania aveva fatto per lui, portandogli sempre tante cose buone da mangiare.

E subito dopo prese una decisione: “Senti: dì al tuo fidanzato di farsi trovare a mezzanotte, nel bosco, vicino alla grande roccia di granito... digli di venire con un sacco, io lo aspetterò lì...”

La ragazza corse subito ad avvertire Hans, che finito il suo lavoro, invece che tornare a casa, prese un sacco e si diresse verso il bosco. Anche se c’era buio il piccolo gnomo era facilmente individuabile: in mezzo alla neve il suo cappello a punta color rosso vivo si notava subito. Era là, infreddolito ad aspettare: “Ciao ragazzo io sono Schatzi, lo gnomo, Dania è una brava ragazza sai, faresti meglio a sposarla...”

“Lo vorrei tanto” disse il giovane “ma non possiamo permettercelo...”

Allora lo gnomo gli fece segno di inchinarsi e gli disse in un orecchio: “Vedi quel tronco scavato? E’ la mia casa. Se infilerai il braccio la dentro, sul fondo troverai qualcosa di utile per te... muoviti che aspetti?”

Il ragazzo allora fece come diceva lo gnomo ed con grande stupore iniziò a tirar fuori dal tronco manciate di oro, argento e pietre preziose.

“Metti tutto nel sacco e torna in paese... “ Hans riempì il sacco mentre ancora non credeva ai suoi occhi...

“Grazie, grazie... “ diceva allo gnomo e lui: “Vai, vai, prima che me ne penta...”

La notte successiva fu un bel Natale: davati alla casa c’era un pino completamente addobbato e illuminato a festa. Dentro il vecchio taglialegna non capiva tutta quell’euforia di sua figlia e la guardava stralunato mentre preparava arrosti, capponi e tanti dolci tradizionali. E non capiva neanche perché metteva un piattino con un po’ di cibo vicino al caminetto.

Pensava proprio che sua figlia fosse diventata matta, perché parlava da sola: “Come potremo ringraziarti, piccolo gnomo, per quello che hai fatto?”

E con la sua vocina, da sotto la legna lo gnomo rispose: “D’inverno tu e Hans mi ospiterete nella vostra nuova casa... ricordatevi di lasciare un po’ di spazio per me vicino al camino...”

“Ma certo...” disse Dania sorridendo.

E negli anni a seguire, a Natale e in tutte le altre sere d’inverno, per il piccolo gnomo fu sempre festa: Hans e Dania, per non offenderlo, evitavano accuratamente di parlare dei suoi piccoli piedi da paperella e riservavano per lui le cose più buone e golose della tavola. Il piccolo gnomo, finalmente si sentiva amato. Ed era felice.

Illustrazioni di Laura Finelli