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Alveare urbano con parole stanche #1

Stampe fotografiche su collages di pagine di libri d'epoca, cassetti tipografici, caratteri mobili in piombo, dimensione opera 110x135x5 cm, caratteri a terra: dimensioni variabili circa 110x50x20 cm, 2017.

Quante parole resistono in un edificio di periferia, senza pregi architettonici e legami simbolici con il centro della città?
Siamo in quell’«inferno» di cui Calvino scrive alla fine delle Città invisibili, dove l’architettura nega all’uomo la possibilità di incontro, di dialogo, e nel fare ciò non fa altro che negare se stessa?
L’opera fa parte del progetto “Palazzi di Parole”, che negli ultimi anni ha raccolto e analizzato edifici di varie città, con l’obiettivo di sottolineare l’evoluzione costante del territorio urbano in cui viviamo e ricordarci i profondi legami culturali che ci legano ad esso.
Come in una sorta di ecografia, l’eco delle voci degli abitanti che hanno vissuto, o stanno vivendo negli edifici, dà forma all’architettura rendendola visibile, le parole riaffiorano attraverso la stampa e animano di materia la fotografia:
“[…] Ogni edificio è vita che si è scritta e si sta scrivendo; ogni pagina di libro è un mattone che costruisce un edificio della nostra cultura. […]”
(da: “Le città visibili” di Giacomo Ambrosi)
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